“l’atomizzatore X va in seccca/gorgoglia/mi ha allagato la borsa!” “help!”….probabilmente il primo messaggio che tutti noi abbiamo mandato la prima volta che abbiamo provato a rigenerare…e come sempre accade, chiedendo opinioni a 3 persone diverse si ottengono 6 opinioni e tutte in contrasto tra loro: “questo atom va cotonato cosi” “non è vero! va cotonato cosi!” “non capite niente, sbagliano tutti, san cristoforo mi è venuto in sogno e mi ha illuminato, va cotonato cosi!”.

Bene, proviamo a dare una soluzione globale cercando di aumentare la comprensione del sistema invece che soluzioni specifiche e opinabili: Se hai mai avuto problemi con il tuo RTA che sembra non alimentare correttamente la resistenza, probabilmente è a causa di un fattore fondamentale che molti trascurano: la compensazione dell’aria nel tank.

Cotonare un RDA è semplice, ma un RTA è un’altra storia

Negli RDA, la cotonatura è piuttosto semplice: si inserisce il cotone nella coil, lo si taglia alla giusta lunghezza e lo si sistema nella vaschetta. Non ci sono limitazioni strutturali che influenzano il pescaggio del liquido, poiché basta che il cotone sia a contatto con il fondo imbevuto.

Nel caso degli RTA, invece, la dinamica cambia completamente. Ogni tank ha una propria struttura, con canali di pescaggio più o meno larghi e camere di vaporizzazione con diverse caratteristiche. Un errore nella cotonatura può portare a due problemi principali:

  1. Flooding (eccesso di liquido sulla coil e gorgoglii)
  2. Dry hit (cotone che non si alimenta correttamente, portando a bruciature e sapore sgradevole)

Il principio della capillarità: più cotone, più efficienza?

abbiamo ampiamente discusso e confermato come un wicking compatto equivale a capillarità più rapida: un cotone ben fitto riesce ad assorbire e trasferire il liquido alla coil con maggiore efficienza. Tuttavia, questo fattore da solo non basta.

Un eccesso di cotone nei canali di pescaggio potrebbe effettivamente ostacolare la risalita dell’aria nel tank. Se il liquido scende ma l’aria non riesce a risalire, si crea un vuoto parziale che riduce la pressione e impedisce un flusso regolare del liquido verso la coil. Questo effetto può diventare evidente soprattutto negli RTA con pescaggio dal basso, dove la capacità di compensazione dell’aria è limitata.

La soluzione: cotonare con intelligenza

Per garantire un perfetto alimentazione, devi trovare il giusto equilibrio:

  • Assicurati che il cotone sia ben inserito nei canali di pescaggio ma senza tappare completamente il passaggio.
  • Lascia sempre dello spazio per permettere la risalita dell’aria nel tank.
  • Se il tuo RTA ha canali molto larghi, potresti provare a “sfoltire” leggermente il cotone con una pinzetta, per evitare un’ostruzione totale.
  • Prova a cotonare con lunghezze diverse e osserva il comportamento del liquido: un buon wicking è quello che permette un’alimentazione costante senza allagamenti o secchezze.

Conclusione

Se il tuo RTA non sta pescando bene, potrebbe non essere solo una questione di capillarità, ma di bilanciamento tra liquido e aria. Assicurati di cotonare in modo da consentire un flusso d’aria adeguato, e potresti risolvere molti problemi di alimentazione che non pensavi nemmeno di avere. La prossima volta che rigeneri il tuo RTA, prova a mettere in pratica questo consiglio e vedrai la differenza!


Gli Hotspot sono un fenomeno che si presenta tipicamente in fase di montaggio della coil e si manifesta come un accensione irregolare, localizzata in piccoli punti invece che attraverso una uniforme accensione della coil; tipicamente su una coil appena montata si vedono dei punti che si accendono prima del resto della coil. Anche il valore ohm ne viene influenzato: percorrendo un percorso più breve sulla resistenza la lettura della coil risulta molto più bassa di quanto atteso;

Un valore ohm eccessivamente basso rispetto ai valori attesi è sempre sintomo di un Hotspot!

Questo è un fenomeno quasi inevitabile, legato al wrap della coil, cioè l’avvolgimento esterno, e consiste nella creazione di “percorsi alternativi” per la corrente attraverso il wrap esterno invece che attraverso il core interno. Spesso viene confuso con una maggiore o minore qualità della coil e molte leggende sono nate dietro questo fenomeno, attribuito ad esempio a stress del filo (ma che significa?) o a coil costruite male.

La verità è che è un fenomeno legato molto di più alla complessità di una coil ed al diametro dei fili utilizzati: Banalmente, un wrap più fine o più complesso compirà più avvolgimenti attorno al core, di conseguenza ci saranno più punti di contatto che daranno origine a percorsi indesiderati, così come un wrap più complesso come il wrap interlock o stitched raddoppiano la probabilità del formarsi di hotspot.

Naturalmente anche il numero di spire incide: una bigass utilizza il doppio del materiale rispetto ad una coil “normale” e di conseguenza avrà il doppio delle possibilità di formare hotspot.

Infine, la “morbidezza” di una coil: più una coil è complessa più i diametri saranno sottili e la coil meno rigida; una coil più morbida ha più possibilità di scomporsi in fase di montaggio.

In altre parole: più una coil è pregiata, più richiederà esperienza da parte del Vaper nella rimozione degli hotspot! Vediamo le soluzioni migliori:

  1. Quando si effettuano le prime attivazioni o un dryburn, è saggio ridurre drasticamente il wattaggio: se si applicasse troppa potenza su un hotspot questo potrebbe saldarsi definitivamente rendendo impossibile la sua rimozione futura.
  2. Per rimuovere gli hotspot spesso si tende a grattare la superficie; per quanto efficace questo metodo è rischioso, sopratutto su coil costose e con wrap articolati quali staggerton, interlock, stitched ecc… La soluzione più sicura è quindi andare a separare leggermente le spire dove si formano.
  3. Prevenire è meglio che curare! Nel montare una coil sull’atomizzatore è saggio separare leggermente le gambe della coil dagli avvolgimenti con una lieve spinta con una punta di cacciavite: questo rimuoverà il primo punto di contatto indesiderato e renderà la rimozione degli hotspot più semplice.
  4. Quando si mette il cotone si potrebbe scomporre leggermente la coil, generando nuovi hotspot: una lettura del valore ohm li rivelerà prontamente. Fortunatamente se si è fatta una buona rimozione saranno di facile soluzione, e basterà dare qualche spinta alle spire verso l’esterno per ripristinare il percorso corretto.
  5. Quando si rimuove il cotone per fare il dryburn è possibile che la coil si scomponga e che sia necessario rimuovere qualche nuovo hotspot, ridurre i watt è quindi indispensabile per evitare danneggiamenti.
  6. un video vale più di mille righe, ecco quindi un rapido tutorial per rimuovere efficacemente gli hotspot:
https://youtube.com/watch?v=ROnAaci1EJY%3Fsi%3DiRxNoj1xy1NKPR01

La chiave per il successo è legata sempre al bilanciamento perfetto di coil, atomizzatore e liquido! Ogni coil ha le sue caratteristiche specifiche, che possono essere riassunte velocemente in poche parole. C’è molta differenza di esigenza tra un MTL ristretto con estratti naturali organici ed un vaping di guancia arioso con cremosi o fruttati!

La grande regola rimane: coil più semplici per liquidi semplici, coil più complesse per i liquidi più ricchi di sfumature. Anche se una limited edition avrà sempre una marcia in più, questi vantaggi potrebbero essere minimi con liquidi poco strutturati e non giustificherebbero il costo, conviene puntare a varianti meno elaborate! Viceversa, se stai cercando una resa specifica (es molto secca per tabacchi o molto separata per fruttati in RDL), scegliere un compromesso potrebbe non darti ciò che ricerchi.

Questo schema riassume in poche parole perchè scegliere una variante piuttosto che l’altra, ma per un approfondimento completo suggeriamo sempre di sfogliare il catalogo con la descrizione completa della coil.

lo puoi scaricare dal link qui sotto:

https://shop.breakill.com/wp-content/uploads/2024/09/CAT_24_ITA_WEB.pdf